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Intervista a Carmen Margherita Di Giglio


Carmen Margherita Di Giglio risponde alle domande del pubblico durante la presentazione del suo romanzo Lo Scrigno di Ossian, tenutasi sabato 10 Novembre 2007 in Villa Borromeo Visconti Litta - Lainate (MI).


D. Come mai la scelta del romanzo a sfondo storico?

R. Trovo che il romanzo storico, o a sfondo storico, sia un genere ricco di potenzialità.  Al suo interno è possibile mescolare realtà e finzione. Inoltre dietro ogni epoca si nasconde spesso una lezione importante: la storia ci rimanda sempre una parte di noi stessi, come in uno specchio: nello specchio del passato possiamo osservarci con un certo grado di distacco, a differenza di quanto avverrebbe col presente, rispetto al quale siamo sempre troppo coinvolti per essere obiettivi. E poi nel mio amore per la storia c'è un aspetto ludico da non sottovalutare: mi piace andare in giro per biblioteche e archivi a rispolverare vecchie foto, dipinti, musiche, manoscritti…

D. Che tipo d'insegnamento credi che possa trasmetterci l'epoca in cui si svolge Lo scrigno di Ossian? (gli anni 1937-38 del nazi-fascismo e delle persecuzioni razziali)

R. C'è una gigantesca lezione storica che dobbiamo assimilare da quell'epoca, ecco perché è così vivo ancora oggi il suo ricordo. Ricordare è importante. La memoria di quei giorni c'insegna a riconoscere gli errori dell'odio, della violenza e del desiderio di supremazia (con il corollario di sofferenze che ne deriva), e a non ripeterli più. Spetta noi apprendere adesso la lezione dell'amore e della tolleranza.

D. Come mai la scelta di ambientare Lo scrigno di Ossian  in Germania, oltre che in Italia?

R. Trovo che l'antitesi Italia-Germania sia poeticamente seducente. Alla fine si tratta di due nazioni e di due culture complementari. Inoltre, insieme a quella italiana, la musica classica e operistica tedesca mi ha sempre affascinata, in particolare il Lied. Attraverso la musica si può penetrare nell'anima di un popolo più profondamente che con ogni altro mezzo… E poi non bisogna dimenticare che ho cantato in Germania, e che ho interpretato molto Mozart e Schubert… Schubert è stato uno dei miei primi amori.

D. Nel romanzo sono presenti scene di erotismo trasgressivo: vi è un legame tra alcuni comportamenti dissoluti degli abitanti del castello e la situazione ambigua e agghiacciante che vive l'umanità nel periodo nazi-fascista?

R. Sicuramente il legame esiste, e sono convita che non si limiti al solo al periodo nazi-fascista ma a ogni periodo in cui l'umanità viene esposta al pericolo, al rischio quotidiano della morte ed è vittima di paure... l'umanità, ma anche il singolo. Probabilmente ognuno di noi, prima o poi nella vita, si sarà posto la domanda: "Che cosa farei se questo fosse il mio ultimo giorno?"; la risposta si trova spesso a coincidere con l'abbandono alle pulsioni più vitalistiche, quelle  che  spesso hanno a che vedere con  il sesso e con la trasgressione, in un legame indissolubile tra eros e tanatos, tra amore e morte.

D. Lo Scrigno di Ossian è un romanzo di fantasia, oppure è autobiografico?

R. Lo Scrigno di Ossian è un'opera di fantasia, sebbene vi siano celati elementi autobiografici: ad esempio la casa dei Ligerio rievoca palazzo Scalese di S. Mauro Forte in Lucania, la dimora dei miei antenati. La galleria in cui avviene il primo incontro passionale tra Andrea e Paolina è anch'essa reale: è quello che rimane a S. Mauro del vecchio palazzo Laurìa (nel romanzo il vecchio palazzo Ligerio). Anche lo strano e apparentemente "irreale" Emporio della d'Elia è invece tratto dalla realtà. Altri elementi sono stati ispirati alla famiglia Scalese: il fratello di mia nonna, un ufficiale dell'esercito, aveva sposato una nobildonna di origine tedesca: vissero un'esistenza fiabesca e tragica allo stesso tempo. Mia nonna era solita raccontarmi la loro storia, che io puntualmente trascrivevo in un diario, ed è da ciò che ho tratto spunto per alcuni episodi, in particolare nel secondo volume della trilogia). Lo stesso dicasi per l'importanza dell'elemento ebraico che trae le sue origini da un ramo paterno della mia famiglia.

D. Perché hai scelto di ambientare la prima parte in Lucania?

R. La mia famiglia paterna è lucana, io ho vissuto gran parte della mia infanzia e adolescenza in Lucania (l'attuale Basilicata). Altri dettagli sono inclusi nella risposta alla domanda precedente.

D. Il castello di Werdenstein è realmente esistito?

R. No, quantomeno non nel modo in cui è rappresentato nel romanzo. Credo che per alcuni aspetti, e sebbene molto alla lontana, Werdenstein possa essere ricollegata al castello di Veldenstein in cui trascorse l'infanzia il gerarca nazista Hermann Göring, e sotto altri aspetti allo scabroso Salon Kitty dei nazisti. Per il resto, Werdenstein, come castello in Baviera, è anche riferibile ai fastosi castelli del re Ludwig II, personaggio leggendario che presenta alcuni punti di contatto con il duca dello Scrigno di Ossian:  ad esempio l'incapacità di vivere nel proprio tempo (ricordiamo che a Werdenstein si vive in una sorta di perenne travestimento, di immedesimazione nel XVIII secolo), la sessualità trasgressiva,  il suo amore per lo sfarzo. (Una curiosità: dopo aver scritto il romanzo, abbiamo scoperto l'esistenza di una "vera" Werdenstein proprio nell'Allgäu! La maggior parte delle mappe turistiche della Baviera non la nomina neppure. Si tratta di un castello di cui sono rimaste soltanto le rovine.)

D. Il tuo amore per la storia da dove nasce? Ha forse radici nella tua infanzia?

R. Il mio amore per la storia non è dovuto a un tipo di educazione o formazione specifica. Sin da bambina sono sempre stata spontaneamente affascinata dalla storia, senza dover subire particolari pressioni o incoraggiamenti dall'esterno. Tuttavia mio padre era un tenente dell'esercito, passato poi all'insegnamento nelle scuole, e in qualche modo mi ha trasmesso un interesse e una visione critica della storia, soprattutto per quanto riguarda il periodo della Seconda Guerra Mondiale. Personalmente, proprio come il Philipp von Rosenberg dello Scrigno, sono sempre stata affascinata del Secolo dei Lumi. Credo che in tal caso si possa anche parlare di memoria karmika, di ricordi di vite precedenti che talora interferiscono con la nostra esistenza attuale. Non sono interessata tuttavia a fare del proselitismo: ognuno è libero di crederci oppure no. Personalmente ci credo, poiché mi aiuta a comprendere cose che altrimenti non avrebbero alcuna spiegazione, e ci credo anche in base alle mie passate esperienze.


Le altre domande dei lettori all'autrice


D. A che genere appartiene Lo Scrigno di Ossian?

R. Lo Scrigno di Ossian non appartiene a un genere predefinito, ma racchiude in sé diversi generi: romanzo a sfondo storico, romanzo d'avventura e mistero, romanzo d'amore e romanzo filosofico.

D. Lo Scrigno di Ossian è anche un fantasy?

R. No, Lo Scrigno di Ossian non è un fantasy. Fantasy è un termine acquisito dalla lingua inglese con il quale si indica il genere letterario nato nell'ottocento, i cui elementi dominanti sono il mito e la fiaba. E sebbene nello Scrigno di Ossian vi siano elementi che si riallacciano alla mitologia e al fiabesco, tuttavia i personaggi hanno caratteri realistici e le ambientazioni sono definite dal punto di vista storico (siamo infatti negli anni 1937-38 precedenti la seconda guerra mondiale); mentre il fantasy descrive mondi o dimensioni immaginarie completamente avulse dal nostro mondo. Il titolo, invece, proprio col suo richiamo al fantasy vuole essere un omaggio ai temi mitologici e fantastici presenti nella narrazione, seppure come fattori secondari

D. Desidero leggere un romanzo storico che racconti di battaglie e di grandi personaggi: mi consigli Lo scrigno di Ossian?

R. No. Lo Scrigno di Ossian è un romanzo "a sfondo" storico. A tutti coloro desiderano leggere un romanzo che descriva battaglie, o accentri l'attenzione su famosi personaggi storici, consiglio vivamente "Guerra e pace" di Tolstoj o "La certosa di Parma" di Stendhal, oppure "Le memorie di Adriano" della Yourcenar, capolavori nel loro genere. Tra gli italiani "Il Gattopardo" di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e "I Viceré" di De Roberto.

D. Lo Scrigno di Ossian può essere letto così com'è, oppure devo per forza aspettare gli altri volumi della trilogia per sapere come va a finire?

R. Lo Scrigno di Ossian può essere letto tranquillamente come romanzo compiuto in se stesso. Ed è nato in realtà come tale. Il progetto della Trilogia è stato concepito molto tempo dopo la sua prima elaborazione.

D. Nello Scrigno di Ossian trovano spazio momenti di  erotismo "fuori delle regole" e scene d'amore omosessuale. Come mai questa scelta?

R. Gran parte della letteratura europea a sfondo omosessuale ha in sé un grande fascino: Wilde, Mann, Yourcenar, Musil, solo per citane alcuni. Ma non m'interessa replicare dei modelli.  Lascio semplicemente che i miei personaggi siano sé stessi: non amo forzare o manipolare le loro nature. Ad esempio il rapporto tra il giovane Philipp e l'abate Alexander (in "Werdenstein" secondo volume della Trilogia n.d.r.) è brutale, al limite del mostruoso: qualcosa che nella mia vita non riuscirei neppure a concepire. Ma Philipp è Philipp e Alexander è Alexander: io sono semplicemente al loro servizio come scrittrice, tutto qui. E poi mi piace pensare che i personaggi dimorino in un loro Iperuranio e che vivano indipendentemente da me: non sono una madre gelosa!…

D. Lo stile letterario dello Scrigno di Ossian è stato definito classico, quasi "musicale": si tratta di una scelta motivata?

R. Questa scelta è stata dettata dall'esigenza di ricreare un'ambientazione storica e sociale che non coinvolgesse solo l'ambito descrittivo e psicologico dei personaggi, ma anche quello linguistico. Soprattutto ho voluto dare alla prosa un andamento musicale: Lo scrigno di Ossian è un "melodramma in prosa" , nel senso nobile del termine. La stessa vicenda si ispira alle convenzioni operistiche, per il taglio teatrale di alcune scene, per l'andamento ritmico, per le frequenti citazioni musicali. Ho cercato tuttavia di rendere tale linguaggio scorrevole e accessibile al lettore di oggi e di conferire alla narrazione un ritmo in sintonia con i ritmi attuali. In Werdenstein (secondo volume della Trilogia) si potrà notare ancora la differenza di registro linguistico tra le prime tre parti, che si svolgono prima della Grande Guerra, e le seguenti d'epoca nazista: una differenza che rispecchia il radicale cambiamento storico-sociale determinato dalla Prima Guerra mondiale.

D. Mi sembra di capire che si tratti di un romanzo a base realistica: da cosa è dipesa la scelta di una copertina dai temi fantastici?

R. La copertina rappresenta il sogno di Ossian del pittore Ingres (non è quindi un fantasy, all'epoca di Ingres non esisteva nemmeno questo genere). Trovo che sia un dipinto affascinante e straordinariamente in anticipo sui propri tempi: Ingres si rivela qui un precursore del surrealismo, gettando un ponte tra il passato (Ossian) e il futuro (il surrealismo stesso), attraverso la propria epoca (il dipinto risale al 1813). Ecco perché l'ho voluto in copertina. Si tratta inoltre di un tema onirico che si riallaccia ai frequenti temi onirico-fantastici presenti nel romanzo, e l'immagine ricorda molto quella dipinta sul piccolo scrigno che Paolina dona ad Andrea, quella che darà la chiave al mistero. È necessario che i lettori la osservino attentamente per comprendere l'enigma.

Potete inviare le vostre domande all'autrice cliccando qui. Sarà risposto a tutti. Se non diversamente specificato, le vostre domande saranno pubblicate in questa sede in forma anonima.

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